Esser capace di guidarti

Sgusciamo estranei tra la folla. Ti vedo ma tu non vedi me. Per forza, perchè io sono i tuoi occhi.
Mi hanno cresciuto, allevato per questo. Mi hanno addestrato ad essere l'estremità vedente del tuo dolore. Che con una carezza tu possa sciogliere in me un po' della tua solitudine, scaricare su di me la voglia di sapere, di vedere. Scaricare su di me quest'ingiustizia che un senso, no, proprio non ce l'ha. Certe cose sono troppo più grandi di me, certe cose non le capisco, non posso capirle, ma altre, altre invece le capisco benissimo, più di tanti altri come te.
Hanno scelto me appositamente. Perchè sono buono. Sono tranquillo per natura. Un uomo da solo non potrebbe resistere a tutto questo: io invece sono un po' come una spugna, che assorbe, assorbe, assorbe. E' il mio ruolo, il mio destino era di nascere per questo. E' quindi giusto che tu non possa vedere i miei occhi vivi, coperti di ciglia bionde, ma tristi come i tuoi. Siamo legati come le immagini riflesse in uno specchio. Nessuno potrebbe molto senza l'altro.
Mi sforzerò ancora di essere il bene assoluto, amore incondizionato in un mare di caos fuori controllo. Senza alcun alone di cattiveria, riorienterò il mio istinto alla tua salvezza. Perché sono un cane guida e tu sei il mio padrone cieco.

5 commenti:

  1. Bellissimo, veramente bellissimo.

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  2. Puro ermetismo Marco. Devi spiegarmi. :)

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  3. Ermetismo? A me non sembra tanto ermetico, ma forse allora son io che ho capito male...

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  4. Ale, l'ultima frase non vuole essere (o almeno non del tutto) metaforica: volevo parlare proprio del rapporto tra un cane guida per ciechi e il suo padrone.

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