Cera lacca

Dà i colori alle cose e alle persone. Mette i post-it sui pesci che tira fuori dal freezer a scongelare per ricordarsi cosa sono. Fa il pane in casa e sa riprendere la maionese quando impazzisce (la maionese, non lei). Se ti tagli i capelli o la barba non se ne accorge mai. A prescindere dal tempo che fa fuori, quando esce di casa non prende mai l'ombrello. Quando fa la lavatrice ci mette un calzino e l'altro dipende; però non mette mai bocca su come uno prende il caffè, se con o senza zucchero. Vorrebbe visitare il Giappone. Se gli dici una cosa dolce, gli brillano gli occhi. Legge prima di andare a letto; ma siccome si addormenta subito, a finire un libro ci mette tantissimo e sul comodino c'è sempre il solito. Ogni tanto dice che vorrebbe fare parapendio e allora a me vengono le vertigini. Adora i gatti e i cani li snobba. Doveva nascere in un secolo precedente, quando scrivere a mano le lettere e chiuderle con la cera lacca rossa era comune. Dice che bisognerebbe dare di più del Lei alle persone che non si conosce. Le piacciono gli uomini con gli occhi all'ingiù (io però non ce l'ho e dice che va bene uguale). Le piace la raccolta delle olive solo perché può salire senza scala sugli alberi più alti e se fosse un colore sarebbe un colore chiaro.

L'esercizio di matematica

C'era questo adolescente un pomeriggio in camera, alla scrivania a fare i compiti. Pomeriggio, una delle parti peggiori della giornata. Già il nome - pomeriggio (ripetetelo ad alta voce) - se ci pensate mette noia. Per questo adolescente era la noia violenta, cattiva, di chi è obbligato a fare qualcosa: a fare i compiti per il giorno dopo.
Era lì che arrivava il momento dell'esercizio di matematica. Tutti abbiamo svolto un esercizio di matematica e quindi saprete che è come tirare una monetina. L'esercizio può tornare o non tornare: non ci sono vie di mezzo come non ci sono vie di fuga.
Il ragazzo era in trappola. Sapeva che, svolto l'esercizio e calcolata una soluzione, doveva andare a controllare il risultato. O la soddisfazione di aver fatto l'esercizio bene, e allora il risultato avrebbe combaciato, oppure la frustrazione dello sbaglio, dell'errore e il risultato sarebbe stato qualunque altro, ma non quello giusto.
Perché, se si trattava solo di un esercizio, ovvero di una prova finalizzata a migliorare, il verdetto era così pesante? Solo un esercizio. Mille altri il ragazzo ne avrebbe dovuti tentare. Ma ogni volta sembrava dovesse decidersi tutto. Pervenire ad un risultato era come un processo. Quanto (non) era stato attento a scuola, certo, quanto (non) aveva studiato, ovviamente, quanto (non) si era esercitato, sicuramente. Ma scommetterei che per il ragazzo, in definitiva, c'era in gioco solo una cosa: essere o non essere all'altezza.
Da una parte la soddisfazione di aver risolto correttamente un enigma. Oppure, dall'altra, il fallimento. E se il fallimento si ripete al secondo tentativo, l'impotenza e la paura. Tutto che si sbriciola, che si accartoccia. Tutto che si ripiega sopra quel dannato libro di matematica.
Quella sensazione, certo momentanea ma devastante perché totale, che impari a riconoscere e che quel ragazzo rincontrerà più avanti in altre situazioni: non è la sensazione di non farcela, di non essere all'altezza. Quella si supera o si accetta. No. E' la sensazione che non sarà mai capace di farcela, che non sarà mai all'altezza. La matematica è una scienza esatta e come tale ha il potere dell'autorità, il potere di dimostrare al ragazzo che la sua volontà non è stata sufficiente, che non si è impegnato a dovere (forse è più stupido della media?).
Il giorno dopo, a scuola, il ragazzo scopre che la soluzione stampata in fondo al libro, a differenza della sua, è sbagliata.

Up side down


Up side down, inserito originariamente da Marco Bellucci.

Flatey lighthouse


Flatey lighthouse, inserito originariamente da Marco Bellucci.

Fiskur


Fiskur, inserito originariamente da Marco Bellucci.

Reykjavik


Reykjavik, inserito originariamente da Marco Bellucci.

Cat


Cat, inserito originariamente da Marco Bellucci.

Reykjavik harbour


Reykjavik harbour, inserito originariamente da Marco Bellucci.

Atmosphere


Atmosphere, inserito originariamente da Marco Bellucci.

Godafoss


Godafoss, inserito originariamente da Marco Bellucci.

Untitled


Untitled, inserito originariamente da Marco Bellucci.

Illuminates


Illuminates, inserito originariamente da Marco Bellucci.

Scende alla prossima?

- Scusi scende alla prossima?
- Non saprei.
- No guardi che le ho chiesto se scende alla prossima.
- Ho capito.
- Quindi? Scende o mi fa passare?
- Non lo so.
- Come non lo sa?
- Non ci ho ancora pensato. Forse scendo.
- Ah bene.
- Ma non è detto. Devo ancora decidere.
- Ma questa è la sua fermata o no? Se è la sua fermata scende, se non lo è no. Allora scende o mi fa passare?
- Dipende.
- Lavora qui vicino, deve prendere una coincidenza, ha un appuntamento, una commissione, una pratica, un impegno, una riunione, un'assemblea... dipende se questa è la fermata più vicina. Allora che programmi ha? Scende?
- Non ho un vero e proprio programma preciso.
- Ah! Male. Comunque guardi che tra poco ci siamo e io devo scendere.
- Bene.
- Ma se lei mi sta davanti come faccio? Allora, mi fa passare?
- Forse scendo anche io.
- Benissimo, allora scende.
- Non al 100%. Non ho ancora deciso.
- Senta, è sicuro di sentirsi bene?
- Mai stato meglio. Stamani mi sono svegliato di buon umore. Ho fatto una bella colazione. Di solito non mi va. Stamani invece avevo fame. Ho apparecchiato ho arrostito il pane tolto il burro dal frigo con anticipo che sennò è duro e non si spalma ho aperto un barattolo di marmellata di more fatto in casa da mia sorella (lei vive in campagna) ho fatto il caffè scaldato il latte mi sono seduto solo dopo aver controllato che in tavola ci fosse tutto compreso un bicchier d'acqua che sembra impossibile ma dopo aver bevuto il caffellatte ti viene sete...
- Si vergogni.
- Guardi che una buona colazione è fondamentale.
- Prendere in giro una signora della mia età... comunque ci siamo, questa è la mia fermata. Scenda o mi lasci passare.
- Non volevo prenderla in giro.
- Si decida.
- Non scendo.
- Ecco, tanto puzzo per nulla.
- Mi sposto.
- Ormai è tardi, ho perso la mia fermata.
- Scusi se ho traccheggiato.
- E allora quando scende?
- Più avanti, prima o poi.
- Quindi scende alla prossima?

Lundi


Lundi, inserito originariamente da Marco Bellucci.

drama | reality


drama | reality, inserito originariamente da Marco Bellucci.